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giovedì 12 luglio 2007

Cavalieri del Re

I Cavalieri del Re sono il gruppo che più rappresenta uno spaccato generazionale ben preciso. Nessun bambino dell'epoca può reagire con indifferenza all'ascolto di Gigi la Trottola, Devilman, Ransie la Strega, l'Uomo Tigre, Lady Oscar o Yattaman, per citare solo qualche sigla. La sera del sabato 4 novembre, durante l'ultima Lucca Comics, si sono esibiti davanti ad una folla gremita ed appassionata, rimasta fino alla fine nonostante la temperatura terribilmente bassa. Abbiamo contattato Riccardo e Jonathan Zara, padre e figlio, per parlarci del concerto di Lucca ma anche per mettere a confronto due punti di vista cronologicamente diversi. E per farci raccontare un po' di curiosità...


(l'intervista è stata realizzata telefonicamente, così le risposte di Riccardo e Jonathan sono in “presa diretta”, senza grossi rimaneggiamenti)


Iniziamo parlando della vostra recente esibizione a Lucca Comics 2006, com'è andata e come vi siete preparati?

J: ci siamo preparati molto, due mesi di prove due volte a settimana, fisicamente era molto faticoso.

Abbiamo avuto molta fatica all'inizio anche per trovare le voci giuste, e ricordarci tutti i testi è stato difficilissimo, così prima li leggevamo e poi piano piano li allontanavamo e provavamo a fare tutto a memoria.

Le ultime prove sono state molto belle, c'era molta intesa, man mano ci scaldavamo, era molto bello anche sentirci fra di noi, più di una volta ci emozionavamo...mentre eri lì a cantare, noi quattro con la sola chitarra, e ti immaginavi la gente...e veramente mi andava via la voce, mi è successo più di una volta...cosa che per fortuna non è successa al concerto, durante lo spettacolo sono riuscito ad entrare nella parte del professionista, quindi riuscivo ad essere un po' distaccato, anche se l'emozione c'era sempre, perché comunque essendo lì sopra era veramente molto molto emozionante.

Sul palco poi sentivo poco, sei distratto da mille cose, lo scopo principale durante le prove è proprio quello di fare tutto bene il più possibile, perché poi sul palco ci sono mille motivi per dimenticarsi il testo, distrarsi, non sentire...e una volta che suoni con l'orchestra cambia tutto, noi provavamo solo con chitarra e pianoforte.

La band l'abbiamo conosciuta il giorno prima, e l'indomani abbiamo fatto tutto il giorno le prove, sapevamo già che avremmo suonato con loro, ce l'hanno proposta e andava benissimo; tre o quattro prima fa ci siamo messi in contatto con loro e abbiamo iniziato a sviluppare il concerto, noi preparavamo la scaletta, il gruppo la studiava, seguendo le strutture che modificavamo ogni volta, perché magari durante le prove decidevamo di fare saltare una strofa ....

Secondo me è andata molto bene...





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